Fuori Dai Denti – #01 – Dune (Denis Villenuve)
I film più attesi della stagione raccontati in poco più di mille battute, volutamente a caldo, appena usciti dalla sala o appena viene sollevato il tradizionale embargo: cosa funziona, cosa no, cosa ci ha colpito, su cosa, magari, vorremmo tornare per un eventuale approfondimento.
Il coraggio che non ha nel giocare sul serio con il materiale di partenza lo trova quando sceglie di organizzare tutto l’adattamento sull’elemento più complesso e quasi respingente dello stesso.
La componente messianico/religiosa diventa dunque il centro di un film che prova a trasformare in immagini una linea tematica quasi “infilmabile” incrociando tanto lo stile (più suggestivo che descrittivo) della scrittura di Herbert quanto lo sguardo di Villeneuve, che da 2049 usa la sci-fi per attraversare le rovine di interi immaginari. Il risultato é un film paradossale, al contempo senza peso e mastodontico, quasi una sorta di grado zero del blockbuster massimalista che si muove con passo ondivago: centra un grande prologo e l’assalto degli Arkonnen alla cittadella Atreides, dialoga attentamente con la complessità culturale di Arrakis e restituisce molto bene certi snodi e dettagli del romanzo (dalla visione rivelatrice di Paul sull’ornitottero alla tecnologia), salvo inserirli in una rete di personaggi e spazi così legati al loro mondo, ieratici e lontani dagli spettatori da risultare inerti.
Di contro, ció che al film riesce molto bene é giocare con il nuovo paradigma cinematografico, sempre più serializzato, non solo tagliando di netto il racconto in attesa di una parte 2 ma trattando le visioni di Paul come un continuo “coming up next”, dei teaser di ció che sarà, quasi esasperandone il meccanismo quando certi personaggi hanno più screen time nella mente di Paul che nel mondo reale.